La fibromialgia è una condizione cronica che si manifesta con dolore diffuso e persistente a livello muscolo-scheletrico, senza che siano presenti segni evidenti di infiammazione. Chi ne soffre descrive spesso dolori che si estendono a più aree del corpo, associati a rigidità muscolare, stanchezza profonda e difficoltà a riposare in modo adeguato. A questi disturbi si affiancano frequentemente problemi di concentrazione e memoria, oltre a cefalea, colon irritabile e alterazioni dell’umore.

La fibromialgia, pur essendo una condizione complessa e spesso invalidante, non compromette in modo irreversibile i tessuti muscolari o articolari.

Cause della fibromialgia

Le cause della fibromialgia non sono del tutto chiare, ma la comunità scientifica concorda nel considerarla una sindrome multifattoriale, ovvero non esiste una sola causa, bensì una combinazione di elementi che contribuiscono alla sua comparsa.

Tra i fattori più rilevanti si segnalano:

  • Predisposizione genetica.
  • Eventi stressanti, come traumi fisici (incidenti, interventi chirurgici) o psicologici (lutti, abusi, periodi di forte pressione emotiva).
  • Alterazioni neurochimiche, che coinvolgono i neurotrasmettitori del sistema nervoso centrale e spiegano perché la soglia del dolore sia più bassa nei pazienti fibromialgici.
  • Squilibri ormonali, legati al malfunzionamento di meccanismi che regolano sonno, stress e percezione del dolore.

La riduzione delle ore di sonno profondo è un elemento chiave: molti pazienti non riescono a raggiungere fasi di riposo rigeneranti, con conseguente peggioramento di dolori, stanchezza e difficoltà cognitive.

Come curarla

La fibromialgia è una malattia cronica e, ad oggi, non c’è di una cura definitiva, anche se esistono diverse strategie che consentono di attenuarne l’impatto e migliorare la qualità della vita di chi ne soffre.

Il primo passo è la corretta informazione del paziente: comprendere la natura della sindrome e i fattori che possono influenzarne l’andamento aiuta a gestire meglio i sintomi con un approccio terapeutico che, infatti, deve essere personalizzato e quasi sempre multidisciplinare.

Tra le soluzioni più efficaci si segnalano:

  • Attività fisica regolare, soprattutto esercizi aerobici dolci come camminata, nuoto, yoga o tai chi. L’esercizio contribuisce a migliorare la resistenza muscolare, ridurre la rigidità e stimolare la produzione di endorfine, sostanze naturali che alleviano il dolore.
  • Tecniche di rilassamento, come meditazione o training autogeno, utili a ridurre la tensione emotiva e a migliorare la qualità del sonno.
  • Terapia cognitivo-comportamentale, che aiuta a sviluppare strategie per affrontare dolore cronico, oltre che eventuali ansia e depressione.
  • Alimentazione equilibrata, volta a ridurre i cibi infiammatori e a privilegiare alimenti ricchi di vitamine, minerali e acidi grassi essenziali, fondamentali per supportare i muscoli e il sistema nervoso.

Dal punto di vista farmacologico, i medici possono prescrivere farmaci mirati a seconda dei sintomi prevalenti: analgesici per il dolore, antidepressivi per regolare i neurotrasmettitori, miorilassanti per ridurre la rigidità e, in alcuni casi, ipnotici per favorire un sonno più ristoratore.

È importante sottolineare che la terapia non può limitarsi ai farmaci: i migliori risultati si ottengono quando essi vengono associati a un piano di attività fisica e a un adeguato supporto psicologico. Con un percorso terapeutico mirato, molte persone riescono a recuperare un buon livello di autonomia e a convivere con la malattia riducendo l’impatto dei sintomi sulla vita quotidiana.

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