A tutti capita di canticchiare un ritornello ascoltato alla radio o durante una serata del Festival di Sanremo, magari proprio dell’ultimo brano di Sal Da Vinci o di un tormentone appena presentato sul palco dell’Ariston. La melodia continua a riaffiorare senza sforzo, ripetendosi nella mente anche quando non si desidera.
Questo fenomeno, noto come earworm (letteralmente “verme dell’orecchio”), è molto più comune di quanto si pensi e coinvolge precisi meccanismi della memoria e dell’attenzione.
Il potere del ritornello: come nasce un tormentone
Quando una canzone rimane nella mente, di solito non si tratta dell’intero brano ma di poche battute, spesso il ritornello: le melodie semplici, con schemi ripetitivi e variazioni minime, risultano più facili da memorizzare. L’industria musicale conosce bene questo principio: un inciso orecchiabile, costruito su intervalli prevedibili e ritmo marcato, aumenta le probabilità che il pubblico lo ricordi.
In più, durante eventi mediatici come Sanremo, l’ascolto ripetuto amplifica ulteriormente il fenomeno e la continua esposizione, i commenti sui social e i passaggi radiofonici rafforzano le tracce mnemoniche. La mente tende così a consolidare più facilmente ciò che ascolta, soprattutto se associato a un’emozione intensa o a un momento condiviso.
Chiaramente, anche le parole possono rendere il pezzo musicale più “agganciabile” alla memoria verbale e, per questo, i motivetti cantati risultano generalmente più persistenti rispetto ai temi solo musicali.
Memoria musicale e cervello: cosa succede davvero
Dal punto di vista neuroscientifico, quando una melodia riaffiora spontaneamente si attivano aree cerebrali coinvolte nell’elaborazione uditiva, come la corteccia. Sorprendentemente, queste regioni si accendono non solo quando si ascolta la musica, ma anche quando la si immagina.
Per il cervello, riascoltare e ricordare possono essere processi molto simili.
La ripetizione mentale aiuta a consolidare ricordi ed esperienze legate a quel brano: per esempil, se una canzone è stata ascoltata durante un viaggio, una festa o una serata davanti alla TV, il cervello potrebbe riattivarla ogni volta che incontra uno stimolo collegato a quel contesto.
Quando il motivetto torna: attenzione, emozioni e routine
Le canzoni che tornano in mente emergono spesso nei momenti di pausa: sotto la doccia, durante una passeggiata o mentre si svolge un’attività automatica. In queste situazioni l’attenzione è ridotta e la mente vaga liberamente, lasciando spazio a contenuti già immagazzinati.
Tuttavia, il fenomeno può comparire anche in condizioni opposte, quando lo stress è elevato. In questo caso la ripetizione musicale potrebbe funzionare come una sorta di “regolatore interno”, contribuendo a stabilizzare l’umore o il livello di attivazione.
Infine, non va trascurato il ruolo dell’identità personale: i brani ascoltati in adolescenza o legati a momenti significativi hanno maggiori probabilità di riemergere nel tempo e un brano di Sanremo sentito durante un periodo importante della vita può riapparire a distanza di anni, dimostrando come musica ed emozioni siano profondamente intrecciate.

