Non tutti sanno che tra mente e apparato digestivo esiste un legame molto più stretto di quanto si pensi, e che anche l'ansia può essere tra i fattori che favoriscono o aggravano il reflusso gastroesofageo.
Il legame tra ansia e reflusso
Lo stomaco e il cervello comunicano costantemente attraverso quello che gli esperti chiamano asse intestino-cervello, un sistema di segnali che rende l'apparato digestivo particolarmente sensibile agli stati emotivi.
Quando si vivono periodi di forte stress o ansia, infatti, l'organismo tende ad aumentare la produzione di acido gastrico e, contemporaneamente, può favorire il rilassamento dello sfintere esofageo inferiore, la valvola che normalmente impedisce la risalita dei succhi gastrici verso l'esofago.
A ciò si aggiunge il fatto che l'ansia altera spesso anche la motilità gastrica, rallentando i tempi di svuotamento dello stomaco e favorendo il ristagno del cibo, condizione che a sua volta predispone al reflusso. Non è raro, quindi, che chi soffre di ansia cronica o di attacchi di panico manifesti episodi di bruciore retrosternale, rigurgito acido o sensazione di nodo in gola, sintomi che possono essere scambiati per problemi puramente digestivi ma che in realtà nascono, o si aggravano, anche per cause emotive.
Riconoscere i sintomi
I sintomi del reflusso legato all'ansia non differiscono molto da quelli della forma classica, ma tendono a presentarsi in coincidenza con momenti di tensione psicologica o subito dopo.
Il bruciore di stomaco, il dolore epigastrico e la sensazione di acidità che risale verso la gola sono tra i segnali più comuni, ma a questi si possono associare anche tachicardia, respiro corto e una generale sensazione di malessere che rende difficile distinguere se il disagio parta dallo stomaco o dalla mente.
In alcuni casi, l'ansia può manifestarsi anche con nausea, gonfiore addominale o un senso di costrizione al petto che simula, per certi versi, i sintomi di altre condizioni; per questo motivo, quando il quadro sintomatologico è complesso o persistente, è opportuno rivolgersi al medico per un inquadramento più accurato, escludendo altre cause organiche prima di attribuire il disturbo esclusivamente alla componente emotiva.
Gestire lo stress e il reflusso
Intervenire sulla componente ansiosa è spesso il primo passo per ridurre gli episodi di reflusso legati allo stress, e tecniche come la respirazione diaframmatica, la meditazione o semplicemente una regolare attività fisica possono contribuire ad abbassare i livelli di cortisolo e a favorire un migliore equilibrio digestivo.
Accanto a questo, resta fondamentale mantenere alcune buone abitudini alimentari: pasti piccoli e frequenti, masticazione lenta, e la riduzione di caffè, alcol e cibi grassi o piccanti, che tendono ad aumentare l'acidità gastrica.
Quando i sintomi si presentano nonostante questi accorgimenti, è possibile ricorrere a prodotti da banco pensati per offrire un sollievo rapido:
- gli antiacidi, per esempio, aiutano a neutralizzare l'eccesso di acido;
- gli alginati creano una barriera meccanica che impedisce la risalita dei succhi gastrici verso l'esofago.
In ogni caso, quando il disturbo diventa frequente o interferisce con la qualità della vita quotidiana, è consigliabile confrontarsi con il farmacista o il medico per individuare la strategia più adatta, che tenga conto sia della componente organica che di quella emotiva.
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